Ragione e religione nellultimo Habermas: una sfida al nichilismo

1. Habermas ha avuto modo negli ultimi anni di verificare il suo impianto teorico razional-discorsivo  anche alla luce delle questioni più spinose dell’odierno dibattito pubblico: guerra e pace, Occidente e  Oriente, laicità dello stato e religione, Europa e radici cristiane, natura e futuro dell’uomo sono stati oggetto  della sua indagine e riflessione. Su questa linea, la vocazione del filosofo francofortese ad intrecciare  discussione filosofica e questioni politico-culturali sullo sfondo della geistige Situation der Zeit, trova la sua  massima espressione; ne sono testimonianza i molteplici saggi, interventi e articoli che negli ultimi anni su  questi problemi hanno arricchito le pagine dei quotidiani e delle riviste scientifiche. Basti qui ricordare gli  autorevoli interventi sulla questione della cosiddetta esportazione della democrazia o quelli dissonanti sulle sfide della genetica. In particolare, riguardo la questione della presenza della religione nella sfera pubblica  Habermas, da laico e continuatore del progetto illuminista, si è espresso con originalità e con una notevole  capacità ermeneutica e dialogica. Le articolate posizioni che il filosofo di Etica del discorso ha sostenuto  nel panorama culturale degli ultimi tempi non devono sorprendere; siamo convinti che esse siano l’esito più  significativo di quella torsione etico-politica che il suo pensiero ha assunto già dalla fine degli anni ’70,  sostanziatasi poi nel monumentale Teoria dell’agire comunicativo del 1981. 

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04/04/2007
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