PROCEDURALISMO E LIBERALISMO NELLA DEMOCRAZIA DI NORBERTO BOBBIO

1. Due democrazie 

È indubitabile che storicamente «democrazia» abbia due significati prevalenti, almeno all’origine,  secondoché si metta in maggiore evidenza l’insieme delle regole la cui osservanza è necessaria affinché il  potere politico sia effettivamente distribuito tra la maggior parte dei cittadini, le cosiddette regole del gioco,  oppure l’ideale cui un governo democratico dovrebbe ispirarsi, che è quello dell’eguaglianza. In base a  questa distinzione si suole distinguere la democrazia formale da quella sostanziale, o, con altra nota  formulazione, la democrazia come governo del popolo dalla democrazia come governo per il popolo. 

È noto che la preferenza di Norberto Bobbio va alla concezione procedurale della democrazia.  Nonostante al giorno d’oggi, all’interno dei dibattiti sulla democrazia, questa sia l’impostazione  prevalente, non si può dire che sia stata esente da critiche. Ne troviamo un sintetico elenco in un  recente articolo di Roberto Rodriguez Guerra, che analizza le teorie di Huntington, Dahl e  Diamond: il risalto dato alle istituzioni di rappresentanza politica che metterebbe in secondo piano il  concetto di governo del popolo e la pratica della partecipazione politica; l’assenza di una  prospettiva che evidenzi i deficit che caratterizzano le attuali democrazie e il fatto che lo stato  nazione sia considerato la realtà politica ultima, in breve la scarsa attenzione sulle trasformazioni  che investono la democrazia e lo stato; la priorità assegnata alle libertà liberali a discapito di altri  valori – come quello dell’eguaglianza – e il fatto che la democrazia politica venga identificata con  la democrazia liberale rappresentativa. Per quanto riguarda il primo aspetto, al contrario degli  autori presi in considerazione da Rodriguez Guerra, Bobbio definisce la democrazia come la forma  di governo caratterizzata dalla partecipazione del maggior numero dei cittadini alla formazione  delle decisioni collettive che quindi è la base dell’intero ragionamento. In secondo luogo l’analisi di  Bobbio è perennemente centrata sulle trasformazioni che investono la società e lo stato, sul  mutamento nella relazione tra queste due entità determinato da quelle stesse trasformazioni e sulla  perdita di influenza del potere statale di fronte all’emergere di potenti gruppi d’interesse; i deficit e  gli ostacoli non previsti della democrazia coincidono con quelle che egli chiama “le promesse non  mantenute”. Infine, non possiamo non riconoscere la centralità che le libertà individuali assumono  all’interno del pensiero del filosofo torinese, ma questo non esclude il riferimento ad altri valori; per  ciò che concerne l’identificazione della democrazia con la democrazia liberale, mi propongo di  mettere in risalto le motivazioni che inducono Bobbio a considerare lo stato liberale e le sue  istituzioni come il presupposto imprescindibile della democrazia. 

[Per leggere di più, vedi allegato]

16/11/2013
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