Genesi, sviluppi, attualità di “Humanisme intégral”

Jacques Maritain è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per il libro del 1936 Humanisme  intégral, ma sarebbe un errore fermarsi a questa opera di successo, perché la medesima presuppone  gli scritti precedenti ed è il germe dei libri seguenti, nel corso di una lunga vita, condivisa in piena  condivisione di intenti con la moglie e collaboratrice Raïssa. Il successo del libro è dovuto alla  ricadute politiche, sia per gli eventi degli anni ’30, legati al movimento dell’Action Française, e  della guerra civile spagnola, sia per l’influenza che ha avuto nel sorgere e nell’affermarsi nel dopo  guerra dei partiti di ispirazione cristiana in Italia, in Brasile, in Argentina. 

Una lettera di Maritain a M. Andison, al tempo del viaggio in Sud America nel 1936, bene  esprime il senso e il significato di Humanisme intégral :“ “Ho passato il mio tempo nell’ambito del  lavoro intellettuale propriamente detto a predicare la pace a persone che sono profondamente  turbate dai conflitti importati dall’Europa, che sarebbero propense a credere che bisogna  scegliere tra fascismo o comunismo….In Brasile il governo voleva che ci fermassimo per quindici  giorni a sua spese, come ospiti, cosa che ho rifiutato. Avventure di un filosofo! Ad ogni scalo  bisognava scendere a terra e tenere conferenze”. (21 novembre 1936).  

 Certi storici, che contano i sassi del torrente, e non si accorgono del fiume che scorre dalla  sergente al mare, hanno voluto individuare tre Maritain. C’è chi parla di un primo Maritain, sarebbe  quello di Primauté du spirituel (1927) che con fatica esce dalle ambiguità del movimento dell’  “Action française”; poi di un secondo Maritain, rivoluzionario, quello di Humanisme intégral (1936), ed infine un terzo Maritain, conservatore, con Le paysan de la Garonne (1966). Ma è  Maritain stesso a smentire questa interpretazione. In una lettera a Paul Barrau, con cui aveva una  corrispondenza intorno ai problemi dell’azione cattolica, scrive: “In Italia c’è chi afferma che ho  rinnegato Humanisme intégral. È una stupidità e una calunnia; tengo più che mai a tutte le posizioni  di Humanisme intégral”.( OC. XII, 1263) 

 Humanisme intégral fu conosciuto fin dal 1935 in Italia, perché Alcide De Gasperi, in esilio in  Vaticano durante il regime fascista, su l’Illustrazione Vaticana del 16 febbraio del 1935, dà notizia  della conferenza di Poznam scrivendo “L’ideale storico del medioevo corrispondeva ad una  concezione cristiana sacrale del temporale. La civiltà temporale era considerata come una funzione  del sacro, l’apparato istituzionale dello Stato veniva messo al servizio del bene spirituale. Non  intendo condannare questo regime per principio, aggiunge il Maritain, ma fu in esso che l’umano  introdusse i maggiori abusi, i quali divennero sempre più intollerabili fino che, caduta la cristianità  medioevale, lo Stato, cessando di agire come strumento d’un’autorità spirituale legittima ed a lui  superiore, si arrogò per se stesso, ed in proprio nome, il diritto di agire nelle cose spirituali.” Poi  l’articolo, firmato con lo pseudonimo Spectator, elenca e spiega le tre caratteristiche fondamentali  di questa nuova cristianità: il pluralismo, l’autonomia del temporale, la libertà della persona. Poi, malgrado la censura fascista, venne conosciuta l’edizione francese del 1936, se nella  Positio per la beatificazione di Paolo VI si legge “nel Movimento Laureati presero a circolare le  traduzioni dattilografate di diverse opere del filosofo francese, compreso Humanisme integral:  secondo certe voci la traduzione di Humanisme integral sarebbe stata, anzi, effettuata proprio da  Montini. Che il Sostituto alla Segreteria di Stato, potesse interessarsi a questo scritto non stupisce.  In esso Maritain mostrava di considerare del tutto legittimo che, tendendo la fede a riportare sotto di  sé tutta la realtà, i cristiani pensassero d’imprimere i principi in cui credevano anche nel vivere  sociale. La sua idea, tuttavia, era che il regime di cristianità, essendo cosa diversa dalla religione cristiana, per sua natura una e universale, non poteva essere sempre uguale a se stesso, ma si  sarebbe connotato differentemente a seconda dei tempi e delle circostanze. In altri termini Maritain  pensava che, se nel Medioevo la forma di civiltà cristiana – ovvero l’ideale storico concreto com’egli lo chiamava – aveva assunto il carattere della sacralità, dopo la rivoluzione  dell’Umanesimo antropocentrico proprio dell’età moderna, la nuova cristianità, per la quale i  cristiani erano ora sollecitati a lavorare, dovesse assumere dimensioni come quelle della  democrazia, del pluralismo, della giustizia sociale: costituirsi, cioè, nel segno di un ideale storico  cristiano-profano e non più cristiano-sacrale. Per chi come Montini andava alla ricerca delle  condizioni e delle modalità attraverso cui impiantare la civiltà dell’amore senza tuttavia mettere a  repentaglio il Regno di Dio, la prospettiva di Maritain era, dunque, molto preziosa.“

 La proposta maritainiana di una società laica e pluralista nella quale i cristiani vivono da  protagonisti, senza istituzionalizzare le loro convinzioni religiose nelle strutture politiche, e  collaborando per il bene il bene comune con tutti gli altri membri della società, ha inizialmente  suscitato perplessità nei gruppi conservatori, nostalgici dello “Stato cattolico”, generando  polemiche, ma è stata accolta dai Padri del Concilio Vaticano II, tanto che la costituzione Gaudium  et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo e la dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà  religiosa non sarebbero state possibili senza l’influenza del filosofo francese. Maritain introduce Le  paysan de la Garonne, il suo libro sul Concilio, con una sequenza di “Exultet” di cui riporto  questo “Si esulta al pensiero che la giusta idea della libertà, questa libertà a cui l’uomo aspira dal  più profondo del suo essere e che è uno dei privilegi dello spirito, è ormai riconosciuta e messa in  onore tra le grandi idee direttrici della sapienza cristiana. E che lo stesso si può dire della giusta idea  della persona umana e della sua dignità e dei suoi diritti.” (OC. XII, 668) 

 Maritain non ha scritto ibri a tavolino, i suoi libri nascono nel dibattito culturale, da  conferenze, articoli, interventi a congressi e attraverso le corrispondenze con filosofi e politici, con  poeti e artisti; per quanto riguarda Humanisme intégral sono molto importanti le corrispondenze con Emmanuel Mounier e con Charles Journet. La genesi di Humanisme intégral parte da sei  lezioni tenute nell’agosto del 1934 ai corsi estivi dell’Università di Santander, pubblicate nel 1935,  a Madrid dalle edizioni “El Signo” e a Buenos Aires dalle edizioni “Fides”, con il titolo Problemas  spirituales y temporales de una nueva cristiandad”. La conferenza che nello stesso mese di agosto  1934 Maritain tiene al congresso tomista di Poznam, in Polonia, sul tema “L’ideale storico di una  nuova cristianità”, subito pubblicata in “La vie intellectuelle”, è una sintesi del quarto e quinto  capitolo di Problemas spirituales y temporales de una nueva cristiandad. 

 L’edizione francese, rispetto al testo primitivo spagnolo, comprende una introduzione “Hèroisme  et humanisme” e un nuovo capitolo “D’un avenir plus prochain”, ricavato da un articolo pubblicato  sulla rivista “Esprit” nel numero del 1 ottobre 1935. Maritain aggiunge anche un Annexe “Structure  de l’action”, ripreso da due articoli pubblicati sulla rivista “Sept” nel 1935. Questo Annexe è  importante, perché Maritain, distingue come Étienne Gilson, tre piani di azione per il cristiano. Sul  piano dello spirituale il cristiano agisce in quanto cristiano ed impegna direttamente la Chiesa, sul  piano del temporale deve agire da cristiano ed impegna solo se stesso. Non si tratta di una  separazione, di un dualismo, ma di una distinzione, perché “il piano del temporale è subordinato al  piano dello spirituale” (OC. VI , 619), e il cristiano è sempre interamente se stesso, sia sul piano  dell’azione cattolica che su quello dell’azione politica. Tra il temporale e lo spirituale si situa un terzo piano riguardante questioni miste, come l’educazione e il matrimonio; si tratta del piano dello  spirituale considerato nella sua connessione con il temporale. La distinzione porta a due conseguenze, la prima consiste nel fatto che le tre specie di attività non possono sostituirsi le une alle  altre, la seconda nel principio per cui l’unione deve caratterizzare l’azione cattolica e l’azione civica  che si svolgono al livello dello spirituale, mentre la diversità può caratterizzare l’azione politica, che  si svolge al livello del temporale.

Queste distinzioni sono fondamentali, perché da esse si ricava la laicità dello Stato e la  missione temporale del cristiano e su queste distinzioni divamperà la polemica. Per meglio  comprendere la genesi di Humanisme integral bisogna anche considerare le conferenze che  Maritain tiene a Buenos Aires ai “Cursos de Cultura catolica” nel 1936, in una delle quali, “Action  catholique et Action politique”, ha modo di approfondire la sua riflessione. “L’azione cattolica è  azione sul mondo nella prospettiva del Regno di Dio, non ha quindi scopi economici o  professionali, ludici o culturali, ma specificatamente religiosi. Maritain analizza il dinamismo  interno dell’azione cattolica rilevando ch’essa presuppone la contemplazione, deborda nel sociale  superando il separatismo tra spiritualità ed azione nel mondo, evitando la compromissione dei  cristiani con forme di civiltà che tradiscono il cristianesimo, impegna i cristiani nell’azione sociale  in quanto cristiani e quali inviati dalla Chiesa. Quando l’azione passa al piano specificatamente  politico, profano e temporale, l’azione cattolica cessa la sua funzione, e i cristiani non agiscono più  in quanto cristiani, non impegnano più la Chiesa, ma se sono coerenti e responsabili agiscono da  cristiani. L’azione cattolica ha preparato i cristiani per il temporale, ma essa non si impegna sul  piano del temporale, che esige una filosofia e una prassi propria. Pertanto l’azione cattolica non  basta per l’azione politica, in quanto “essa di per sé non supplisce a questi studi, né a questa azione”  (OC. VI, 751). Essa passa la mano ad un altro tipo di riflessione e di azione, per cui l’azione politica  è libera nel proprio campo e non è strumento della Chiesa. Maritain lamenta la mancanza di  formazioni politiche di ispirazione cristiana, ma mette in guardia da facili improvvisazioni, perché  l’azione politica esige saggezza e prudenza per individuare fini e mezzi giusti, perché la politica non  di identifica con la morale, avremmo lo Stato etico di Hegel che ha generato nella storia i  totalitarismi di destra e di sinistra, ma implica la morale nella responsabilità personale di ciascun  cittadino. 

L’analisi della genesi di Humanisme intégral, non sarebbe completa se ci si ferma agli  avvenimenti e agli scritti degli anni ‘30, perché è un libro che presuppone tutta la precedente  riflessione filosofica, perché ha dei precisi fondamenti antropologici, perché rimanda alla filosofia  di san Tommaso, cioè al suo realismo critico. Infatti ad una filosofia empiristica, che nega  all’intelligenza umana la possibilità di conoscere l’essere, corrisponde un’antropologia che si ferma  all’individuo ed una politica liberistica; come ad una filosofia idealistica che fa coincidere l’essere  col pensiero, corrisponde un’antropologia collettivistica e una politica socialista, perché chi  realmente esiste non è il singolo uomo ma l’umanità nella sua intelligibilità. Solo il realismo può  promuovere una società personalistica, perché per questa filosofia l’umanità non esiste in una  astrazione di pensiero. ma nella concretezza esistenziale del singolo individuo, uguale e diversa per  ciascuno, facendo di lui una persona umana. Per il realismo tomistico il pensiero, cioè l’universale  intelligibile, ha realtà, ma non è la realtà. Sono sottili distinzioni concettuali che Maritain utilizza  nelle sue conferenze non solo per gli iniziati al discorso filosofico, e per gli specialisti, ma anche  parlando ai sindacati e ai medici. Ne ricordo due tenute a Parigi, la prima ai medici del gruppo  “Amis de Laènnec” nel 1934 e la seconda al settimo “Congresso internazionale dei Sindacati  cristiani” nel 1937. In entrambe, citando san Tommaso afferma che l’uomo è interamente sociale, ma non secondo tutto se stesso, per cui come individuo si riferisce alla società, che può anche  chiedergli di sacrificare la vita per il bene comune, ma come persona trascende la società politica,  ed è solo di fronte all’Assoluto. Questa antropologia personalista è la struttura di Humanisme  integra. 

Infine per comprendere l’anima di quest’opera bisogna ricordare una conferenza tenuta nel  1930 a Friburgo al “Secondo congresso degli studenti cattolici svizzeri”, che pone le basi delle  distinzioni e delle correlazioni tra religione, cultura e politica. La religione non è né occidentale, né  orientale, né di destra né di sinistra, è l’opera di Dio nella storia, è una rivelazione che trascende  tutte le culture e tutte le società politiche. E’ su queste basi filosofico-teologiche che Maritain  distingue la Chiesa e le cristianità, che si succedono nel tempo: “La Chiesa, il cattolicesimo sono  realtà essenzialmente soprannaturali, sovraculturali, il cui fine è la vita eterna. La civiltà cristiana, il mondo culturale cattolico restano una civiltà, un mondo, il cui fine specifico, pur ordinato alla vita  eterna, è per sua natura di ordine temporale” (OC. IV, 223). 

 Concludo questa analisi bibliografica ricordando che nel Il dottore Angelico (1929) Maritain  traccia una sequenza di passaggi che riassumono la sua valutazione della filosofia di san Tommaso,:  “C’è una filosofia tomista, non c’è una filosofia neotomista”, “Il tomismo non vuole tornare al  Medioevo”. “Il tomismo intende usare la ragione per distinguere il vero dal falso; non vuole  distruggere, ma purificare il pensiero moderno ed integrare tutto il vero scoperto dopo s.  Tommaso”. “Il tomismo non è né di destra né di sinistra; non è situato nello spazio ma nello spirito”  . “Il tomismo è una saggezza. Tra di lui e le forme particolari della cultura debbono regnare degli  scambi vitali incessanti, ma esso nella sua essenza è rigorosamente indipendente da queste forme  particolari” . “Giudicare il tomismo come un abito che si portava al XIII secolo ma oggi non è più  di moda, come se il valore di una metafisica fosse in funzione del tempo, è un modo di pensare  propriamente barbaro” .“Non c’è modo più puerile di giudicare il valore di una metafisica in  funzione di uno stato sociale da conservare o da distruggere”. “La filosofia di s. Tommaso è  indipendente in se stessa dai dati della fede e non dipende nei suoi principi e nella sua struttura che  dall’esperienza e dalla ragione. Tuttavia questa filosofia, per restando perfettamente distinta da loro,  è in comunicazione vitale con la saggezza superiore della teologia e con quella della  contemplazione” (OC. IV 22-25).  

Gli sviluppi di “Humanisme intégral” 

 Durante la seconda guerra mondiale Maritain, in esilio negli Stati Uniti di America, sviluppa la  sua ricerca in nuove opere, come Les droits de l’homme et la loi naturelle (1942) e Christianisme et  démocratie (1943) e Principes d’une politique humaniste (1944). In questo trittico Maritain indica  le distinzioni e le correlazioni tra la teologia, il diritto e la politica che si possono riassumere in  questo principio fondamentale:: “Di fronte a Dio ed alla verità, essa non ha diritto di scegliere a suo  gradimento una qualsiasi strada, egli deve scegliere il vero cammino per quanto sia in suo potere di  conoscerlo. Ma di fronte allo Stato, alla comunità temporale ed al potere temporale, essa è libera di  scegliere la sua vita religiosa a suo rischio e pericolo” (OC. VII 671). 

Finita la guerra, durante il servizio come Ambasciatore della Repubblica Francese presso la  Santa sede, pubblica La personne et le bien commun (1947), in cui riproponendo l’antropologia  personalista scrive nella Introduzione: “Nulla sarebbe più falso che parlare di personalismo come di  una “scuola” o di una “dottrina”. È un fenomeno di reazione contro due opposti errori, ed è un  fenomeno complesso. Non c’è una dottrina personalista, ma ci sono aspirazioni personaliste e una  buona dozzina di teorie personaliste, che non hanno talvolta in comune se non la parola persona, e  delle quali alcune piegano più o meno verso uno degli errori contrari tra i quali sono situate. Ci sono  personalismi a tendenza nietzschiana e personalismi a tendenza proudhoniane, personalismi che  tendono alla dittatura e personalismi che tendono all’anarchia. Una delle grandi, preoccupazioni del  personalismo tomista è di evitare l’uno e l’altro errore” (OC, IX ,170). 

 Rientrato nel in America per insegnare filosofia morale alla Princeton University nel 1949 tiene  sei conferenze all’Università di Chicago, che raccoglie nel volume Man and the State (1951),  tradotto in francese nel 1953, che costituisce il punto di arrivo della filosofia politica e che, come le opere precedenti, rimanda a Humanisme intégral. 

 La sua proposta di una nuova cristianità laica e pluralista, la sua dottrina sul bene comune,  l’affermazione della libertà di coscienza, non vengono sempre capite ed accettate. Già durante il suo  viaggio a Buenos Aires trova forti opposizioni negli ambienti conservatori tanto che in un incontro,  organizzato il 6 ottobre 1936 dagli amici della rivista “Sur” deve difendere non solo se stesso ma  anche Mounier. Inizia ricordando “Quando sono arrivato qui ho appreso da certi giornali, più o  meno ben intenzionati tre cose: che avrei aderito al Fronte popolare, che avrei salutato con il pugno  chiuso, che sarei stato scomunicato dall’Arcivescovo di Parigi”. (OC. VI, 1073) Per quanto riguarda  la rivista ”Esprit“ sottolinea come abbia “conservato la sua indipendenza in condizioni difficili. 

Essa non ha aderito al Fronte popolare ed essa è stata la sola a pubblicare nel mese di giugno di  quest’anno due documenti contro il governo della Russia sovietica”. (OC. VI, 1076) L’attacco più  violento a Maritain Argentina avviene nel 1945 dall’Argentina con il libro Da Lammenais a  Maritain di Jules Meinvielle (1905-1973) che accusa il filosofo di cedere al liberalismo, di deviare  dalla linea della ortodossia cattolica. 

 A livello di documentazione storica, bisogna ricordare che Humanisme intégral aveva avuto  l’imprimatur dall’Arcivescovo di Parigi il 18 luglio 1936, E che Maritain aveva inviato una copia  del libro anche al card. Eugenio Pacelli, che gli aveva risposto“ Ho ricevuto il vostro ultimo libro su  Humanisme intégral. e sono molto sensibile alla vostra delicatezza di avermelo voluto inviare. Non  posso che felicitarmi per lo scopo che perseguite in queste pagine ed auspicare che esse facciano  del bene e aiutino i cattolici di oggi a chiarire le loro idee sugli argomenti, così importanti, che voi  trattate”. (3 aprile 1937), Mons V. Dupin, vicario generale della Diocesi di Parigi, nel trasmettere  l’imprimatur a Maritain aveva scritto “Vi ringrazio della confidenza con cui mi avete onorato  parlando cosi amichevolmente delle vostre preoccupazioni. E’ una prova che dovevate aspettarvi e  che è una garanzia della benedizione di Dio. Sono persuaso che la vostra influenza si accrescerà e  che sarà feconda. Vi rinnovo la promessa di pregare per il vostro prossimo viaggio e la vostra  missione in Argentina“. 

 In Italia la polemica scoppia negli anni cinquanta e vede contrapposte due riviste. A Roma “La  Civiltà Cattolica” dei Gesuiti, pubblica una serie di articoli di Antonio Messineo (1897-19789  contro Maritain, a Milano la “Vita e Pensiero diretta da Agostino Gemelli (1878-1959), rettore  dell’Università Cattolica, difende Maritain. La polemica fa perno sul nuovo volume L’uomo e lo  Stato, fatto tradurre da padre Gemelli nel 1953. Padre Messineo ne fa una recensione, che è una  stroncatura. Critica e le distinzioni tra comunità, corpo politico, Stato; fraintende completamente il  concetto di sovranità popolare e, afferma che il concetto di sovranità popolare di Maritain è simile  a quello di Rousseau. Giunge a scrivere “Se vogliamo fare dell’ironia, diremmo che il concetto di  comunità del Maritain si avvicina a quello sostenuto dalla teoria razzista germanica”. Ritiene che in  Maritain ci sia come un dualismo che “deriva, da un lato, dalla sua sincera fede cattolica, che gli ha  fatto abbracciare il credo cristiano, e, dall’altra, dalla sua precedente formazione alla mentalità  liberale, rimasta come un sigillo, non distrutto, nel suo spirito e riapparsa, a fianco del pensiero  cattolico, senza cedere ai suoi influssi, se non in parte, quando egli dalla filosofia speculativa è  passato a discutere i problemi sociali. Siffatto dualismo si riflette nelle sue opere e vi produce quel  miscuglio, alle volte sconcertante, di pagine bellissime di apologia del cristianesimo e di altre con  affermazioni teoretiche, che si stenta a conciliare con la tradizionale sociologia cristiana“. 

In questa polemica p. Messineo non si avvede e non fa alcun riferimento agli stretti legami  della riflessione maritainiana con la filosofia di san Tommaso, tanto che qualifica l’Humanisme  intégral. come un naturalismo integrale. All’attacco de La Civiltà Cattolica, risponde la rivista Vita  e Pensiero con un articolo di mons. Guido Aceti, collaboratore di Francesco Olgiati docente in  Università Cattolica di storia della filosofia, che nel numero di aprile difende le posizioni di  Maritain dimostrandone la piena validità. Journet scrive un lungo articolo in Nova et Vetera, in cui  rileva l’infondatezza delle critiche e soprattutto il fraintendimento del pensiero di Maritain.

Maritain è, però, molto più preoccupato per un libello anonimo, che circola a Roma ma che  probabilmente è stato preparato negli ambienti dell’ Action Française, in Francia o in Argentina, e  forse è stato inviato anche al Sant’Ufficio. Questo testo afferma che “il maritainismo costituisce un  immenso danno per la Chiesa e la società”, e che “Umanesimo integrale è diventato la carta dei    cattolici liberali”. Vengono coinvolti anche mons Adriano Bernareggi , vescovo di Bergamo, e  Étienne Gilson, colpevoli di avere sostenuto al congresso costitutivo del Movimento internazionale  degli intellettuali Cattolici “Pax Romana”(M.I.I.C.), tenutosi a Roma, nel 1947, le posizioni di  Maritain. 

 La polemica più grave tra la linea dei cattolici democratici e la linea dei conservatori  integralisti, affezionati allo “Stato cattolico”, scoppia nel 1956 quando Messineo attacca nuovamente l’ Umanesimo integrale, un attacco che sembra essere un preludio alla messa all’Indice  del volume contestato. Maritain viene accusato non solo di naturalismo, come se escludesse  l’azione del soprannaturale nella coscienza umana, ma anche di storicismo, considerato quasi un  discepolo di Benedetto Croce.  

 La soddisfazione maggiore per Maritain viene da Giovanni Battista Montini, allora  arcivescovo di Milano, che nella relazione al Secondo congresso mondiale dell’apostolato dei laici,  “La missione e il mistero della Chiesa” tenuta a Roma il 9 ottobre 1957 cita indirettamente  Maritain “gli studi a proposito dell’umanesimo cristiano, che si vanno facendo da filosofi e studiosi  cattolici, possono dare buoni contributi sia per il nostro pensiero, che per la nostra azione: la  materia è delicata e di natura sua complessa e mutevole, va studiata con prudenza e competenza”. e suscita un prolungato applauso. Charles Journet ricorda questo episodio in un incontro con  Vittorino Veronese del 9 gennaio 1966, e annota nel suo diario “Montini, arcivescovo di Milano, in  una conferenza sull’apostolato dei laici, cita Maritain, posa il libro sul tavolo e dice con forza  <quest’uomo che è stato ingiustamente sospettato> “  

 Infatti G. B. Montini aveva accolto nella sua pastorale la riflessione maritainiana di  Humanisme integra, nell’omelia dell’ Assunta del 1962, aveva scritto :”A prima vista sembra che i  due mondi, temporale ed eterno, si escludano a vicenda nell’animo umano. Quando si pongono  come sufficienti ed assoluti, l’uno si oppone all’altro. Il materialismo, o meglio la concezione  puramente umana della vita, diventa facilmente negatore dell’immortalità dell’anima e negatore di  Dio. D’altro canto uno spiritualismo esclusivo, cioè l’orientamento totale della vita ai beni invisibili  e ultraterreni, sembra essere inammissibile, e pare favorire il disinteresse per le realtà presenti e  favorire l’inettitudine, la pigrizia, il pessimismo a riguardo dello sviluppo umano e dei beni, pur  apprezzabili e necessari, del mondo temporale“. Si tratta di raccordare questi due fini, perché,  precisa Maritain, il temporale non è un “mezzo”, è un “fine”, anche se è un “fine infravalente”,  perché il fine ultimo dell’uomo resta Dio. L’Umanesimo integrale non esclude ma include il  cristianesimo, distinguendo, senza separare, secondo le indicazioni del Vangelo, “ciò che è di  Cesare e ciò che è di Dio” 

L’attualità di Humanisme integral 

Al di là della cronaca di queste polemiche, resta il fatto che il pensiero maritainiano, con le sue  distinzioni e correlazioni tra lo spirituale e il temporale, è stato accolto su il piano politico nella  Dichiarazione universale dei dritti umani, promossa dall’Onu, e sul piano ecclesiale nei documenti  del Concilio ecumenico Vaticano II alla cui elaborazione G. B. Montini e Ch. Journet, nominato  cardinale da Paolo VI, svolgono un ruolo fondamentale.  Maritain partecipa con il Gruppo di Chicago alla preparazione della Dichiarazione Universale  dei diritti dell’uomo14. La Columbia University lo incarica di raccogliere e presentare le risposte  ricevute dall’inchiesta promossa dall’Unesco sui diritti dell’uomo da filosofi, giuristi, politici di tutto il mondo, Inoltre nel discorso inaugurale La voie de la paix tenuto alla riunione dell’Unesco a  Città del Mexico il 6 novembre 1947 elabora le motivazioni filosofiche con le quali uomini di  diverso orientamento ideologico (sapere teoretico, conoscere per conoscere) possono concordare su  alcuni principi operativi comuni (sapere pratico, conoscere per fare). 

 Giovanni XXIII, tramite la Commissione antipreparatoria chiede a tutti i vescovi di presentare  pareri e proposte per i lavori del Concilio. Mentre da parte di alcuni vescovi spagnoli e  dell’America del Sud si chiede, più meno esplicitamente, di considerare l’umanesimo integrale di  Maritain come una dottrina contraria al cristianesimo, il card Montini propone proprio di  individuare, con esattezza, queste distinzioni. Infatti in un lungo passaggio dei Pareri e voti per  la buona riuscita del Concilio inviato a Roma l’8 maggio 1960 si legge: “Venga chiarita e definita  la dottrina sulle principali questioni dei rapporti tra l’ordine soprannaturale e le realtà umane o i  momenti umani delle cose che soprattutto angustiano l’uomo moderno. Nel Concilio pare si  debbano trattare gli argomenti che seguono: a) i rapporti tra la vita politica e la vita religiosa,  affermando sia la competenza della Chiesa sia i suoi limiti, affinché ai cristiani venga proposta una  dottrina chiara e valida dappertutto; b) il valore delle cose o delle azioni cosiddette ‘temporali’ in  relazione al raggiungimento del fine soprannaturale, perché venga proposto il senso religioso, ma  vero, di ogni attività umana temporale; c) la carità cristiana e le sue conseguenze necessarie logiche  nella vita sociale, affinché la vita cristiana venga presentata come il vero fermento di ogni bene,  anche temporale, del genere umano, fermento che niente può sostituire” Anche Philippe Chenaux  nel suo studio sui rapporti tra Montini e Maritain riconosce l’influenza della riflessione maritainiana  nella preparazione di questo paragrafo. 

 Paolo VI, nel bel mezzo dei dibattito consiliare, invia a Tolosa mons Macchi per avere le sue riflessioni di Maritain su alcune questioni importanti . La testimonianza di René Mougel, che,  essendo il responsabile degli “Archivi Maritain” a Kolbsheim, può consultare anche gli appunti  manoscritti di Maritain inediti, è molto preziosa per ricostruire questo incontro. “Le conversazioni  occupano tutta la giornata del 27 dicembre 1964. Le note preparate da Maritain per questo incontro,  una dozzina di fogli con una scrittura molto fitta, permettono di conoscere gli argomenti sui quali è  stato consultato. Al termine dell’incontro il filosofo promette ai suoi visitatori di mettere a punto le  sue note per il Pontefice. Questo incontro interessa molto anche per comprendere la genesi del  volume Il contadino della Garonna, perché i temi abbozzati nei memorandum sono largamente  ripresi nell’opera redatta esattamente un anno dopo”. Maritain annota nel suo Journal “l’incontro  va avanti molto bene, al mattino parlo della libertà religiosa, argomento che interessa  particolarmente il Papa”.(27 dicembre 1964) 

 Al termine del Concilio, l’8 dicembre 1965, Paolo VI consegna a Maritain il Messaggio “Messaggio agli uomini di pensiero e di scienza” e, poco dopo, nella enciclica Populorum  progessio (1967) cita Humanisme intégral, quel libro di Maritain che gli uomini della destra  conservatrice avrebbero voluto vedere messo all’Indice. Ma soprattutto è bene ricordare come Paolo  VI nelle lettera Lumen Ecclesiae (1974) citi per qualificare il tomismo, che è la filosofia di  riferimento di Humanisme intégral, l’espressione maritainiana “realismo critico”, perché nel  tomismo si concilia sul piano teoretico l’oggettività del sapere, propria del pensiero antico e  medioevale, con la soggettività del conoscere, propria del pensiero moderno e contemporaneo, per  cui è possibile sul piano pratico raccordare l’oggettività della verità con la soggettività della libertà della coscienza.  Lascio la conclusione a Le paysan de la Garonne : “Mi sia concesso di fare qui  un’osservazione tra parentesi. Grazie soprattutto a E. Mounier l’espressione personalista e comunitario è diventata una torta alla crema per il pensiero cattolico e la retorica cattolica francese.  Io stesso non sono in questo esente da responsabilità. In un’epoca in cui era importante opporre agli  slogan totalitari un altro slogan, ma vero, avevo sollecitato le mie cellule grigie e finalmente  lanciata in uno dei miei libri di allora quella espressione, e penso che Mounier l’avesse presa da me.  Essa è esatta, ma a vedere l’uso che se ne fa adesso non ne sono molto fiero. Infatti dopo aver  pagato un debito al personalista è chiaro che tutte le simpatie vanno al comunitario“. (OC. XII,  736) In realtà questo slittamento dal personalista al comunitario, cioè dall’ umanesimo integrale all’ umanesimo relazionale non è da attribuirsi a Mounier, ma ai suoi successori, in particolare a  Paul Ricoeur. Per Maritain e Mounier la persona è una realtà ontologica, non un valore morale, é in relazione, non è la relazione. Come rileva Marie Dominique Philippe in un capitolo dedicato al  concetto di persona nella filosofia contemporanea, è stato proprio il personalismo di Mounier a  spingere Maritain a verificare il concetto di persona in san Tommaso.

 La proposta di Humanisme integral per una società pluralista e laica nella quale le persone e i  popoli possano vivere in libertà e pace, senza rinunciare alla loro identità spirituale e culturale è una  sfida alla storia contemporanea nella quale conflitti di religione, più o meno aperti, in alcuni casi  esplicitamente affermati come nei paesi islamici, in altri al di sotto di interessi economici come  nella contrapposizione tra l’Europa e la Russia , a riguardo dell’Ucraina, tornano a manifestarsi i saluti di commiato agli amici di Buenos Aires del 28 ottobre 1936 al termine del viaggio in Sud America, possono aiutarci a capire l’uomo Maritain: “Non basta avere ragione. Bisogna diventare  migliori. A questa condizione, e solo a questa condizione, la verità, che abbiamo la missione di  trasmettere, potrà agire sugli uomini. E per diventare un po’ migliori o un po’ meno cattivi, quale  mezzo migliore della vita di preghiera!” . (OC. VI, 483) 

18/10/2014
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