Etica pratica e casi di guerra: larmamentario argomentativo di Michael Walzer
1. Nuovi casi per una teoria rivitalizzata ed estesa
Quando diede alle stampe Just and Unjust Wars, nel 1977, Michael Walzer si proponeva di restituire dignità teorica alla dottrina del bellum justum. A distanza di quasi un trentennio non si può negare che egli sia riuscito nel suo intento che manifestava una duplice sfida al pacifismo e al realismo politico: l’ampia discussione sollevata dal suo libro nel corso degli anni Ottanta e Novanta del Novecento, nonchè negli ultimissimi anni, con specifico riferimento ad eventi e casi bellici concreti, ha rivitalizzato una dottrina che, seppure in ripresa entro la cultura anglosassone, sembrava ormai languentei. Essa, invece, nel dibattito odierno è andata rafforzandosi ed estendendo il suo raggio d’azione, tanto da imporre, anche ai più critici, un serrato confronto. Segno, questo, delle possibilità ricorrenti, da parte di una teoria, di radicarsi negli eventi e nei fatti della storia attraverso successive metamorfosi, come è stato ben illustrato in una recente pubblicazione dedicata precipuamente al percorso storico-concettuale della nozione di guerra giusta. Il ritorno, il vero e proprio revival, del paradigma della guerra giusta costituisce uno degli snodi decisivi per la teoria delle relazioni internazionali, ma anche per le teorie della giustizia e del diritto nell’epoca globale: i più importanti pensatori del dibattito filosofico-politico basti in questa sede citare N. Bobbio, J. Habermas, J. Rawls si sono confrontati con questa rinascita, spesso stimolati al confronto proprio a partire dalle tesi di Walzer, e una nuova imponente letteratura sull’argomento va estendendosi, fino ad intersecarsi, per molti versi, anche con una delle ideologie più coese dei nostri giorni, ovvero quella neo-conv.
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