Donne, diritto, diritti. Prospettive del giusfemminismo.

Thomas Casadei (Giappichelli, Torino, 2015)

Il pensiero femminista negli ultimi due secoli ha visto la sua nascita, crescita e affermazione in un  processo che ha condotto “voci isolate” ad essere via via inserite in un coro fatto di teorie strutturate  e diversificate. Proprio in virtù della variegata affluenza di posizioni filosofiche all’interno della  cornice di studi delle donne e sulle donne, la stessa accezione “pensiero femminista” rischia di  risultare riduttiva per una piena comprensione dei vari filoni che ne caratterizzano la ricchezza  ermeneutica, e pertanto non sussumibili sotto una categoria univoca. La presenza di più declinazioni  della riflessione femminista è stata oggetto oltretutto di critiche in relazione alla sua validità  scientifica; critiche nate, per l’appunto, per la presunta mancanza di uniformità, presupposto  ritenuto essenziale per affermarne la valenza come “teoria”. Esiste infatti una vastissima letteratura  sulle argomentazioni di genere, sulle rivendicazioni di quella “parte del genere umano” che  dall’uomo, in quanto vir, ha subito una mutilazione ideologica, imputabile all’affermazione e al  radicamento nei secoli di una cultura maschile che si è detta e concepita come universale.  

La strutturazione patriarcale della società, della cultura, del diritto, che deriva dal sedimentarsi di  una concezione della donna subordinata alla figura del padre prima e del marito poi, è divenuta  oggetto della polemica avviata da Mary Wollstonecraft, nel XVIII secolo, rispetto all’idea  rousseauiana della natura fanciullesca della donna, funzionale a soddisfare il volere e il piacere  dell’uomo. La donna infatti è sempre stata vista come il termine inferiore di una relazione. Se l’altra  parte della relazione aveva la possibilità di affermare la propria sfera di influenza in forma  autonoma e autodeterminante, tale possibilità è sempre stata negata alla donna in quanto femina o  mulier, e dunque subordinata a quell’altra parte della relazione che risultava dominante giacché  dotata di valore intrinseco. L’antica posizione subalterna della donna presenzia in modo pervasivo  anche nell’etimo delle parole che ad ella si riferiscono. Proprio l’utilizzo della radice gino, nei  sostantivi che identificano ciò che concerne il mondo femminile (dove, considerate le matrici  elleniche, il termine γυνή indica la donna in virtù dei suoi attributi femminili, e dunque madre,  figlia, moglie), presuppone quei termini della relazione che la collocano nell’orizzonte della  subordinazione e dell’appartenenza.  

Le moderne rivendicazioni di genere si stagliano dunque in un campo d’indagine, che ha  conosciuto secoli di mutamenti, differenziazioni e riadattamenti teorico-filosofici. Gli sviluppi  odierni, volti a carpire le attuali esigenze di genere in un’ottica pluralista, puntano a proporre un  ripensamento ed una riscrittura di tutte quelle categorie teorico-giuridiche che, a partire da una  mancanza di autonomia, si sono tradotte in discriminazioni. 

A fornire una panoramica dettagliata dei nuovi approcci al femminismo è il libro Donne, diritto,  diritti. Prospettive del giusfemminismo, curato da Thomas Casadei: esso raccoglie contributi di  studiose che da anni si occupano, anche con percorsi d’indagine differenziati, di tematiche connesse  al genere e al pensiero delle donne su di esse. Nella sua Postfazione il curatore, studioso sensibile  alle tematiche storico-teoriche che hanno al centro le questioni legate ai diritti umani (si veda, in  merito, Th. Casadei [a cura di], Diritti umani e soggetti vulnerabili. Violazioni, trasformazioni,  aporie, Torino, Giappichelli, 2012), riassumendo in modo puntuale il complesso e ricco panorama  teoretico che sta sullo sfondo del volume, parla di opera a più voci, voci di studiose di rilievo in  tema di diritti delle donne. L’intento del volume è infatti quello di collocare il variegato dibattito  femminista su di un piano di riflessione più tipicamente filosofico-giuridico, volto ad evidenziare le  relazioni che intercorrono tra il concetto di genere e i diritti in cui quest’ultimo si inserisce, e dalle  quali relazioni scaturisce il mosaico di prospettive concettuali giusfemministe, di cui le autrici del 

libro si fanno interpreti. Avvia il percorso di indagine, con un approccio storico ai diritti e alle  questioni di genere, Carla Faralli, la quale ci offre una ricostruzione dettagliata del percorso  conoscitivo che ha portato dal femminismo “dell’uguaglianza” o “di prima ondata”, di cui sono stati  messi in luce i difetti di un’ideale assimilazionista, al femminismo “della differenza” o della  “seconda ondata”, più attento alla valorizzazione della soggettività attraverso il riconoscimento  delle differenze. Nel corso dell’argomentazione si evidenzia come siano stati un insieme di fattori  economici, sociali e culturali a influire nella definizione del ruolo della donna nella società.  L’associazione della figura femminile alla sfera emozionale, istintiva, contrapposta storicamente  allo schema razionale più tipicamente maschile, genera ancora oggi, come sostiene Susanna  Pozzolo nel suo saggio, una sorta di discriminazione celata, nascosta nelle sfumature del linguaggio  giuridico, che ci fornisce una ricostruzione della figura della donna influenzata dalla ristagnante  cultura patriarcale. Sarà dunque compito del giusfemminismo, afferma Orsetta Giolo, quello di  estirpare la radice maschile ed escludente del diritto, attraverso una riqualificazione dello stesso,  che tenga conto delle differenze e includa le soggettività di genere. Simile è la posizione di  Alessandra Facchi, che riprendendo le tesi di Catharine MacKinnon, sottolinea come vi sia la  necessità che il diritto, quale strumento di potere, subisca un rimodellamento inclusivo della visione  femminile, data la discrepanza attuale tra le presunte conquiste in tema di diritti delle donne e le  loro effettive continue violazioni. Ad evidenziare alcune debolezze nell’impostazione teorica  radicale di MacKinnon – nonché ad attestare una anche una diversificazione tra i vari approcci – è  Lucia Re; quest’ultima, in particolare, individua il rischio di una deriva “essenzialista” con  riferimento alla rinuncia da parte di MacKinnon di affermare “l’identità femminile” per scardinare  il dominio maschile, contrapponendosi così al femminismo della differenza dal quale vuole  discostarsi privilegiando un approccio di coscienza collettiva. 

Importanti contributi femministi sono sorti in relazione al dibattito bioetico, rapportato alle più  ampie questioni di giustizia sociale, di cui Caterina Botti e Patrizia Borsellino evidenziano i tratti  peculiari. Botti constata come vi siano stati degli aspetti che la bioetica ha privilegiato, ed altri che  invece ha tralasciato rispetto ad eventi caratterizzanti l’essere donna, che possono tradursi dunque in  elementi di sessismo e discriminazione. Borsellino sottolinea, invece, l’importanza dell’autonomia  della scelta della donna, che diviene necessariamente responsabilità nell’ottica del diritto, e che la  legislazione italiana ha saputo ben interpretare con la legge sull’aborto. 

L’asse dicotomico pubblico-privato ha per anni giustificato la cecità diffusa su problemi di  valenza più strettamente sociale. Così dietro l’etichetta “questione privata” si celavano soprusi e  sopraffazioni, di cui la donna rappresentava la vittima naturale e si avallava un sistema patriarcale  consolidato che occultava quella che oggi viene chiamata “violenza di genere”.  

Quest’ultima manifestazione contiene al suo interno fenomeni differenziati e complessi, che  vanno dagli atti persecutori come lo stalking, di cui Chiara Sgarbi evidenzia la portata devastante e  pervasiva (e il cui potenziale invasivo altera in modo totalizzante le condizioni di vita della vittima),  alla sua esplicitazione più cruenta ed estrema quale è il femminicidio; di tale fenomeno e degli  strumenti giuridici volti a contrastarlo Barbara Spinelli offre una panoramica esaustiva,  sottolineando tra l’altro la necessità di un mutamento di prospettiva in tema di violenza di genere, al  fine di meglio garantire, a livello nazionale e internazionale, l’esercizio effettivo dei diritti umani e  fondamentali per le donne.  

Gli studi di genere nella loro poliedricità hanno anche approfondito il tema etico della cura, del  taking care, della vulnerabilità e della dipendenza, campo d’indagine che ha come esponenti di  spicco Carol Gilligan, Joan Tronto, Eva Kittay e, per certi versi, Martha Nussbaum. Brunella  Casalini e Maria Giulia Bernardini, sottolineando l’importanza dell’approccio relazionale e del  concetto di autonomia in un rapporto asimmetrico quale è quello tra soggetto disabile e chi è  deputato a prestargli assistenza, affermano l’esigenza di privilegiare il punto di vista della parte  vulnerabile nelle questioni sociali e istituzionali; dunque fondamentale è il recupero della  soggettività relazionale nell’ambiente in cui la stessa si inserisce, affinché possa essere riconosciuto  pieno valore umano agli individui in condizioni di dipendenza.

Ciò che emerge è che l’affermazione dell’individualità, la conquista dell’autodeterminazione,  esige una profonda trasformazione della società, un mutamento di visione attraverso una serie di  riforme che si concretano nella piena uguaglianza di opportunità. La rivendicazione da parte delle  istituzioni e della politica di traguardi inerenti una maggiore equità nelle opportunità per le donne,  mostrano ancora una volta delle debolezze, che Susanna Pozzolo, nel suo secondo contributo  all’opera, e Rosa Maria Amorevole rilevano attraverso una completa indagine conoscitiva sulla  condizione delle donne nell’orizzonte lavorativo. Dalle loro analisi si evincono tutte le difficoltà  della riduzione del divario di genere, sia nell’accesso al lavoro e all’ascesa professionale sia nel  contesto politico-istituzionale. 

In tutti gli argomenti affrontati dalle autrici si erge un messaggio, che fa da eco alle  problematiche oggetto di ricerca, ossia l’esigenza di una rinegoziazione dei contenuti del diritto e di  una sua successiva ridefinizione (inclusiva delle rivendicazioni di soggetti provenienti da diversi  contesti, in un processo normativo in continua evoluzione).Varietà e ricchezza gnoseologica sono  ciò che caratterizza l’originalità dell’approccio al pensiero femminista, e i contributi teorico 

scientifici che compongono il volume – all’interno della cornice del femminismo giuridico – si  prestano ad un’indagine dettagliata delle principali questioni che riguardano la vita delle donne  nelle società e nel mondo contemporanei. 

31/10/2015
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